
Se il principio di causalità è vero, cioè se ad uno stato A segue necessariamente uno ed uno solo stato B, allora determinare A, cioè osservare A, significa determinare senza alternativa B.
Immaginiamo adesso una lunga serie di cause ed effetti: A determina B, B determina C, C determina D, cosi via fino a giungere ad uno stato infinitamente distante da A chiamato Z. Se il principio di causalità è vero, l’osservazione di A determina in modo “assolutamente necessario” ed “istantaneo” il lontanissimo stato Z.
Senza alternativa.
Questo significa che se riteniamo vero il nesso causa-effetto
il futuro è già determinato nel presente. Come se si seguisse
la bobina di un film, ad una immagine ne segue necessariamente
un’altra, in una progressione chiusa e precostituita. Noi osserviamo la prima immagine, ma tutte le altre “già” esistono.
O si viola il principio, affermando che A determina B, ma anche C o D,
gettando l’epistemologia e la scienza nel cesso (perchè nemmeno la meccanica quantistica osa affondare definitivamente il procedimento causa-effetto), o ci si arrende all’evidenza che “la scelta” non esiste.
Il futuro non è aperto come diceva quell’ingenuo di Popper,
ma è chiuso e determinato come asseriva il vecchio Parmenide:
si segue una strada già battuta, già decisa, immodificabile.
La nozione stessa di tempo, distinto in passato, presente e futuro, in un contesto come questo perde ogni significato. L’esistenza è un Tutto, un eterno presente, che non conosce alternativa.
Questa idea confusa e inquietante che vivendo si segua un filo, un cammino già segnato, nella massa e dall’uomo comune è chiamata Destino.
Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 1:27 AM CET

