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Febbraio 25th, 2010

AMOR FATI

Se il principio di causalità è vero, cioè se ad uno stato A segue necessariamente uno ed uno solo stato B, allora determinare A, cioè osservare A, significa determinare senza alternativa B.

Immaginiamo adesso una lunga serie di cause ed effetti: A determina B, B determina C, C determina D, cosi via fino a giungere ad uno stato infinitamente distante da A chiamato Z. Se il principio di causalità è vero, l’osservazione di A determina in modo “assolutamente necessario” ed “istantaneo” il lontanissimo stato Z.

Senza alternativa.

Questo significa che se riteniamo vero il nesso causa-effetto
il futuro è già determinato nel presente. Come se si seguisse
la bobina di un film, ad una immagine ne segue necessariamente
un’altra, in una progressione chiusa e precostituita. Noi osserviamo la prima immagine, ma tutte le altre “già” esistono.

O si viola il principio, affermando che A determina B, ma anche C o D,
gettando l’epistemologia e la scienza nel cesso (perchè nemmeno la meccanica quantistica osa affondare definitivamente il procedimento causa-effetto), o ci si arrende all’evidenza che “la scelta” non esiste.

Il futuro non è aperto come diceva quell’ingenuo di Popper,
ma è chiuso e determinato come asseriva il vecchio Parmenide:
si segue una strada già battuta, già decisa, immodificabile.

La nozione stessa di tempo, distinto in passato, presente e futuro, in un contesto come questo perde ogni significato. L’esistenza è un Tutto, un eterno presente, che non conosce alternativa.

Questa idea confusa e inquietante che vivendo si segua un filo, un cammino già segnato, nella massa e dall’uomo comune è chiamata Destino.

Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 1:27 AM CET

Gennaio 19th, 2010

FRECCIA (3)


Se per anni si è stati alla guida di sessanta milioni di anime non si fugge ad Hammamet perchè si teme la prigione.

Se si spende una vita intera mitizzando il Coraggio non si fugge in Svizzera per sviare il proprio tragico destino.

In pochi attimi di viltà si contraddice una vita intera, privandola di ogni significato.

Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 12:36 AM CET

Dicembre 24th, 2009

IL PARADOSSO DELL’ ONNIPOTENZA

La filosofia antica tentava il confutamento della religione per mezzo della logica.

Voleva scovare il Falso dove Dio poneva il Vero.

Famoso è il “paradosso dell’onnipotenza“: “Se Dio è onnipotente e può tutto, deve essere capace di creare qualcosa che anche Dio stesso non può distruggere. Ma una volta generato questo magnifico e indistruttibile oggetto anche Dio non potrà più niente contro di esso e perderà la sua onnipotenza“.

Perfino Cartesio prese seriamente riflessioni di questo tipo e ciò lascia intendere l’importanza che rivestivano ancora nella opinione della filosofia moderna.

Oggi sono solo un “divertissement” e nessun filosofo di livello prende sul serio la logica pura come strumento di indagine o di critica.
Per questo sulla scia di Nietzsche “non si deve criticare la religione in quanto falsa, ma in quanto dannosa“.

Perchè la misura delle cose non risiede nella loro veridicità, ma nella loro utilità.

Cosa è utile: ciò che vivifica, tutto quello che da energia, che accresce la volontà, che ci eleva, che ci rende più forti.

Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 1:04 PM CET

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