
Alcuni giorni dopo l’esecuzione di Saddam Hussein nacque una discussione con un amico di Rifondazione.
Io dicevo che nonostante trovassi aberrante e ripugnante la pena di morte, capivo che la cultura araba era fondata su valori, storia e tradizioni, diversi dai nostri, e che la società irakena nutriva sensibilità antitetiche a quelle moderne ed europee.
A parer mio l’ingerenza era indebita, e faceva parte di quel “Vizio Oscuro dell’Occidente“, per dirla con Massimo Fini, che crede di incarnare il Bene, la Verità, il Giusto, e si prefigge di esportarli.
Lui mi rispose, confermando tutte le mie convinzioni, che dire “no alla pena di morte” non è un valore dell’Occidente superiore, ma è “un valore e basta”.
Ma questo è dogmatismo: è l’affermazione della “Cosa in sé”, della “Verità in sé”, di un valore che trascende l’uomo, l’individuo, la società, la cultura, la comunità, la storia.
L’ etica non è mai un assoluto, perché diviene valore solo se condivisa dagli individui che compongono la comunità, solo se è in relazione all’ambiente, alla cultura, alla storia della società in cui è praticata.
Ogni altra via -ogni volontà di affermare una Verità in sé- conduce all’integralismo, perché se si crede di essere il Bene, allora il diverso, chi non si omologa alla nostra morale- è il Male.
Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 1:26 AM CEST