
Eppure Gesù aveva parlato chiaro al giovane ricco che chiedeva consiglio per accedere al regno dei cieli e conseguire la vita eterna:
“- Per essere perfetto vai a vendere tutto quello che hai, e i soldi che ricavi dalli ai poveri. Allora avrai un tesoro in cielo. Poi vieni e seguimi. -
Ma dopo aver ascoltato queste parole il giovane ricco se andò con la faccia molto triste.
Allora Gesù disse ai suoi discepoli:
- Vi assicuro che è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco per la porta che conduce al regno dei cieli. -“ Matteo 19,21
Una critica radicale della ricchezza che il cattolicesimo ufficiale
degli ultimi cinquecento anni pare aver obliato o taciuto.
Fino al medioevo infatti la dottrina cristiana combatte il fiorente commercio, si oppone al libero mercato, ed afferma come principio universale “il primato dell’uomo sulle sue astrazioni”- economia compresa.
Di quel fervore anticapitalista nel cristianesimo e nel cattolicesimo dominanti non è rimasto nulla.
Al contrario, il movimento civico-politico di punta del cattolicesimo italiano: l’enorme potenza economica che è Comunione e Liberazione, percorre la strada opposta: ha accomodato la religione nell’alveo del capitalismo arrembante e totalitario, ha accolto il libero mercato come nuovo Dio al fianco di quello ufficiale, e negli ultimi anni ha sposato il Berlusconismo e la sua aberrante mistica del denaro, la cui riflessione si risolve nell’assioma utilitarista per cui “tutto è economia”, chiara antitesi del pensiero cristiano, che come dottrina umanista al centro dovrebbe figurare sempre e solo l’Uomo.
Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 12:57 AM CEST
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È manifesta la mia avversione al Progresso, e per questo in molti mi indicano come “conservatore”.
Da una parte rifiuto la riduzione a categoria perché è una semplificazione che contiene sempre meno del reale che vorrebbe rappresentare, è il tentativo di comprendere omologando, di identificare la persona nel modello.
Dall’altra, la definizione di conservatore, proprio non mi si addice.
Il conservatore è ostile al cambiamento, giustifica la società in cui vive, afferma il presente, e mira al preservare tutto come è.
Io invece disprezzo la società attuale, quella che Galimberti chiama “la civiltà della tecnica”, auspico il cambiamento e mai il conservare.
Mi riconosco più nel reazionario, che, come “colui che vuole tornare indietro”, avverso al costante rilancio sul futuro, nemico del moderno, dell’oggi, e delle derivazioni storiche di progresso e sviluppo, propone una critica radicale della società contemporanea.
Da non confondersi con il restaurazionista, la versione nostalgica del reazionario, che esige una regressione integrale, e per questo impossibile, al passato, nel ripristino delle arcaiche forme di governo e di dominio, della nobiltà e della monarchia, in un folcloristico anelito dell’ ancien régime.
Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 4:48 PM CEST

Esiste un altro aspetto che rende scimmiesca la critica della fazione xenofoba, in particolare della corrente turbo-capitalista e sviluppista.
La nostra società si fonda sull’economia, e l’economia esige forza lavoro, manodopera fresca e mal pagata, introvabile nei paesi ricchi ma facilmente reperibile tra la popolazione extracomunitaria.
Per questo gli stati oggetto d’immigrazione, pur che ne lamentino i disagi, nonostante le élite politiche condannino il fenomeno per interessi elettorali, tendono poi a favorirla ed incentivarla come assolutamente necessaria al Sistema.
Ergo: ogni critica all’immigrazione che vuole essere coerente deve essere originata da un sostrato anticapitalista ed antimodernista.
Mica si possono aprire i mercati alle merci e poi chiuderli agli uomini!
Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 8:16 PM CEST