Skip to main content.
Luglio 28th, 2007

SIETE BELLI O BRUTTI?

Voltaire diceva: “ Chiedete ad un rospo cos’è la bellezza, il bello assoluto, to kalòn. Vi risponderà che è la sua femmina, […] il bello è relativo […], e cosi si risparmiò la pena di comporre un lungo trattato sul bello.” (Voltaire; Dizionario filosofico; Bello, bellezza.)

La bellezza è soggettiva, il metro è negli occhi, nel cuore e nella testa di chi osserva e giudica. Come tutti gli apprezzamenti di valore, è un relativo individuale, storico, culturale, geografico.

Eppure tra tutte le “bellezze”, ne esiste una di gran lunga meno personale e meno prospettica: la bellezza biologica.

L’attore e il modello e la sexy attrice sono considerati belli dalla stragrande maggioranza degli individui. Le veline possono forse risultare antipatiche, ma nessuno di senno obbietterebbe sulla loro avvenenza e fisicità; nessuno muoverebbe critiche alla loro bruttezza.

Esiste quindi una estetica biologica comune: “il bello quasi per tutti”.

Ma allora devono pure sussistere dei canoni, dei caratteri, delle peculiarità, che contraddistinguono il bell’uomo e la bella donna.

Quali sono? Voi siete catorci o adoni? Perché taluni fanno vomitare ed altri innamorare?

Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 4:00 PM CEST

Luglio 23rd, 2007

VIVE LA DIFFERENCE

La sinistra radicale ed il pensiero neo-progressista avversano la globalizzazione perché causa di ingiustizia sociale ed economica.

Io, invece, critico la globalizzazione perché capace di annientare la differenza.

Perché sono per la differénce? Perché mi propongo di individuare, difendere, ed esaltare la differenza?

Perché l’alterità è complemento necessario dell’identità.

All’interno di un insieme di “tutti uguali”, come posso distinguere l’uno dall’altro?
Come posso distinguere me stesso?

Segnare una “distinzione”, -marcare una diversità-, è essenziale, funzionale, al riconoscimento.

In una società di tutti uguali, all’interno di una cultura ed una organizzazione che esigono l’omologazione, in un mondo anche, che per effetto della esasperata interconnessione, della globalizzazione, ha conformato l’intero esistente all’Unico modello planetario, lo smarrirsi delle identità collettiva ed individuale, ne è tragica e scontata conseguenza.

Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 12:10 AM CEST

Luglio 14th, 2007

GLOBALIZZAZIONE IN INDIA

Parliamo ancora di globalizzazione ed omologazione, due facce della stessa medaglia.

Il fondamento della globalizzazione è la “riduzione ad Uno”.

Le varie culture locali, particolari, nella loro diversità, -nella loro distinzione-, vengono annullate, schiacciate, ridotte all’Unica cultura globale. Una eterocultura del consumo, tecnicista, bassamente cosmopolita, anonima, insofferente, avvolge oramai l’intero orbe terracqueo.

Tiziano Terzani, nel suo “Un altro giro di giostra”, racconta il tragico approdo del sistema occidentale nella esotica e misteriosa India, ben illustrando il meccanismo sociale, coatto ed incosciente, di abiura delle proprie tradizioni, della propria “difference”, che il locale compie a vantaggio del globale.

[…] arrivammo a Delhi nella primavera del 1944, trovammo la città tappezzata di cartelloni che dicevano: “Eccomi, son tornata” Era la Coca Cola che annunciava la sua riapparizione sul mercato indiano dopo esserne stata bandita per diciassette anni.

[…] L’India aveva deciso di rinunciare al suo tentativo autarchico, al voler far da sé, e stava cedendo alle tentazioni del mercato. Resistere alla spinta della globalizzazione era diventato impossibile senza una ideologia sentita e vissuta. Quella gandhiana era morta…

[…] Insieme alla Coca cola, arrivarono i telefonini, la catena dei ristoranti Mc Donald’s, il pollo fritto del colonnello Sanders, le confezioni di Junk food, la centrale nucleare della Emron, la televisione via cavo, e i programmi televisivi americani tradotti nelle varie lingue locali. Le città hanno assorbito il nuovo con voluttà e, assieme al nuovo, nel giro di poco tempo è arrivato anche il resto, […] più inquietudine, più insicurezza.

[…] Questi erano gli indiani, ma della “nuova” India, l’India urbana e benestante, l’India che da anni persegue sogni di modernità occidentale e che ora comincia a soffrire gli stessi malesseri dell’anima di cui soffre l’Occidente.

La globalizzazione non è semplice unificazione delle forme economiche, è prima di tutto l’imposizione di una cultura e dei valori che essa incarna.

Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 12:12 PM CEST

« Articoli precedenti