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Novembre 16th, 2007

IL VECCHIO é UN RELITTO 2

Voglio chiarire alcune questioni circa lo scritto il “Vecchio è un relitto.” Alcuni mi hanno detto che la vecchiaia, in ogni tempo, è stata considerata una età infelice.

Non è del tutto esatto. Da sempre è condizione problematica, difficile; la filosofia antica, è vero, la inseriva nei “nuclei tragici dell’esistenza” insieme alla malattia ed alla morte, ma in epoca pre-moderna possedeva Senso. Il senso era determinato dalla funzione sociale e consisteva nel disporre di esperienza e vissuto utili alle nuove generazioni. Si era educatori, o ancor più e magari enfaticamente:- si era saggi. - Questo era il “giustificare” la condizione di anziano.
Il vecchio era stimato, socialmente prezioso.

Oggi non ha funzione, perché la tecnologia supera costantemente l’uomo, e la saggezza non legata alla “competenza” non è di alcuna utilità sociale.
Dice lo storico Carlo Maria Cipolla: “ Una società industriale è caratterizzata dal continuo e rapido progresso tecnologico. […] gli impianti diventano rapidamente obsoleti e gli uomini non sfuggono alla regola.[…] L’uomo industriale è sottoposto ad un continuo sforzo di aggiornamento e tuttavia viene inesorabilmente superato. Il vecchio nella società agricola era il saggio, in quella industriale un relitto.”

Mancando la funzione sociale, in questo caso una funzione tecnica, manca il Senso, e perciò si insegue un grottesco, fuori parte, - sconveniente perché inarrivabile -, giovanilismo.

Il vecchio è uomo nella misura in cui riesce a scopare, correre, ballare, “divertirsi”, festeggiare, coglionare…

Il dramma è l’aver posto, socialmente e culturalmente, la senilità nella necessità di rifiutare se stessa.

Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 12:45 AM CET

Novembre 6th, 2007

IL VECCHIO é UN RELITTO

Ho assistito disgustato ad una turpitudine che è anche la migliore spiegazione del perché la nostra società è di una sofferenza senza uguali.

Un gruppetto di anziani, uomini sopra la sessantina, nel mezzo di uno spettacolo televisivo, erano spronati nel ballare, nel suonare, nel cantare, nel dimenarsi e nel “far festa” con la foga di un diciottenne.
Questi poveracci, impacciati, goffi, palesemente fuori ruolo proprio perché fuori età, zampettavano e ciarlavano senza il minimo senso di vergogna o imbarazzo, e parevano spettatori gaudenti del loro mortificarsi.

Al concludere dello scempio la presentatrice ha declamato: “Visto, ci si può divertire ad ogni età, questi vecchietti sono rinati oggi!”.

Questa è una delle tragedie moderne: la vecchiaia è stata privata di ogni senso.

L’esistenza dell’anziano non è più giustificata, ed ecco che ci si deve dimostrare atleti, ballerini, gaudenti latin lover pure quando si fatica digerire la minestra.

Il vecchio una volta era il saggio, il maestro di vita, ora è un relitto, un uomo senza identità, una patetica imitazione del giovane.

Vive di un lamentoso anelito alla gioventù passata.

Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 1:03 AM CET