
Tra le prime frasi della “Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America” campeggia:
“Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali.”
Come?
Tutti gli uomini sono uguali? Verità palesemente evidente?
I padri fondatori soffrivano forse di vari difetti di percezione, in particolare della vista, perché a me è ben manifesta la differenza tra uomini: vedo la loro distanza non la somiglianza.
Il loro proposito era nobile, si voleva metter fine a lunghi periodi di sopraffazione, di sproporzionata violenza e schiavitù, ma il postulare l’uguaglianza tout court, in modo cosi grezzo e cosi ciecamente dimentico di ogni psicologia, ha prodotto nefaste conseguenze.
Da una parte chi eccede, l’individuo dotato di grandi capacità e talenti, percepisce questa volontà egualitaria come una profonda ingiustizia, una mortificazione della propria natura e degli alti valori che incarna. L’egualitarismo opprime il grande uomo come una forza di gravità, una mortificazione al basso della vita e delle felici eccezioni.
Dal lato opposto, chi difetta, il mediocre, l’individuo di massa, è costretto a confrontare la teorica affermazione di uguaglianza con la reale difference individuale, fisica e fisiologica, esistenziale e sociale, che permane tra uomini e gruppi di uomini nonostante gli incessanti tentativi di omologazione.
L’uomo mediocre, in una società che si dichiara egualitaria, soffre la “disuguaglianza dell’Uguale”, e percepisce questa come la peggiore delle iniquità.
L’uguaglianza è “contronatura”, e per questo scontenta tutti…
Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 4:29 PM CET

Mi ero ripromesso, all’apertura di questo sito, di non discutere di tecnica e tecnologia perché le questioni mi hanno sinceramente stancato, ma la crisi dei rifiuti che ha colpito Napoli ed il florilegio di ipocrisie e scempiaggini che hanno seguito la vicenda mi inducono ad eccepire.
Nonostante lo ululi a gran voce quella faccia di terra di Casini, l’incenerimento dei rifiuti non è la Salvezza.
Lavoisier diceva “Nulla si crea, nulla si distrugge”: ed incenerire l’immondizia significa in effetti trasformare una quantità di composti dannosi in una quantità maggiore di sostanze ben più pericolose.
Ciò che entra in un inceneritore viene ricombinato e spalmato in un ampio intorno di territorio attraverso fumi, micropolveri, polveri, ceneri volatili ed acque reflue. Le ceneri pesanti, circa un terzo del totale in combustione, finiscono in mefitiche discariche.
I lunghi camini rilasciano nell’ambiente, nell’acqua, nell’aria, negli stessi alimenti che ingeriamo, una mole enorme di composti cancerogeni e mortali quali le diossine, i furani ed una somma di obbrobri di varia estrazione chimica.
E’ sensato bruciare un sacchetto di plastica nel proprio tinello per farlo sparire alla vista?
Perchè incenerire è semplicemente questo: pappare la propria sporcizia.
L’unica reale, sensata ed immediatamente disponibile risposta ai rifiuti è smettere una volta e per sempre di produrli: Rifiuti zero. (www.zerowaste.org)
Utopia?
Veramente era la prassi di tutte le società prima della seconda rivoluzione industriale, questo “sole dell’avvenire” che ci ha portato una messe di nuovi materiali, come le plastiche ed i compositi, che più che migliorare la vita a me pare la stiano compromettendo.
Fino a pochi decenni fa “il rifiuto” non esisteva, perché tutto era riutilizzato, e ciò che veniva scartato ritornava nel ciclo naturale dei materiali. Per lo più metalli e materia organica.
La monnezza è una splendida ed umana invenzione dell’ultimo secolo…
Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 11:53 PM CET