
[Da Dundee]
Sono alla fine del viaggio; è durato venti giorni.
La vacanza dell’uomo di massa moderno si risolve in qualche giorno di fuga dallo stress; abbronzarsi in un
paese straniero vivendo come a casa; il villaggio vacanze dove nemmeno tra i dipendenti si può
conoscere un indigeno; resort organizzati; residenze isolate, cintate, in cui si parla la lingua del turista; ambienti standardizzati ed omologhi creati per accontentare il vacanziere medio; sole e drink medesimi in ogni villeggiatura.
Posto che la vostra vacanza non sia questa, se il proposito invece è capire, scoprire, confrontarsi con la “differance”
culturale, ambientale, sociale ed umana [la poca rimasta almeno], è necessario un soggiorno lungo abbastanza da poter giungere a momenti di noia.
Cosi, una volta fatto ciò che ci si era preposti alla partenza, e che è solitamente parte della routine turistica, si comincia a vivere seguendo la vita e gli usi del luogo, caratteri ed abitudini: la birra tra i lavoratori, la spesa
con le casalinghe, la studio con gli universitari, o ancora meglio trastullarsi per le vie della città; chiaccherare con
chi si incontra, chiunque sia; andare al cinema di mattino; entrare in una chiesa
e partecipare al rito [se siete fortunati potete assistere ad un tristissimo matrimonio anglicano]; guardarsi
attorno con calma e senza una meta precisa; e sperimentare, sempre.
Siate flaneur, - almeno in vacanza.
Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 12:57 PM CEST

[ Da Edinburgo ]
Passeggiando nel prati dello stadio Murrayfield, mi sono imbattuto in una coppia di giovani madri con figli.
I bimbi erano attorno all’anno di vita e giocavano contenti in una zona erbosa.
Eppure c’era il diluvio.
In Italia nessuna madre avrebbe lasciato i propri figli sotto la pioggia battente. In Scozia questo è normale.
Perchè?
Sicuramente le madri scozzesi, memori del loro passato di mogli-guerriere, sono di gran lunga meno apprensive delle italiane; ma la risposta è più fine credo.
In Scozia piove praticamente ogni giorno, e si è abituati a bagnarsi, a camminare zuppi e recarsi al lavoro fradici.
Vivere diversamente non è possibile.
Può essere un esempio ed una conferma della marxiana teoria secondo cui “la vita” forma la “coscienza“.
In altre scientifiche parole, “l’ambiente” determina “il comportamento“.
Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 3:18 PM CEST

[ Da Edinburgo]
Ho fatto ormai un discreto numero di viaggi in aereo, ed ogni volta mi diverto quando, alla partenza, gli assistenti di volo mostrano gesticolando le tecniche di salvataggio in caso di “guasto al velivolo“.
“Prendere il “life jacket” sotto il sedile, indossarlo, portare la maschera dell’ossigeno alla bocca, mantenere la calma e seguire le luci nel pavimento della carlinga fino alle uscite di sicurezza.”
Già mi vedo la scena: l’aereo in fiamme a 5000m di altitudine che si avvita e sbalza a mo` di torello, le hostess in lacrime a strapparsi i capelli, i motori che esplodono portandosi via le ali, il comandante che cacandosi nei pantaloni tenta di lanciarsi fuori dalla cabina di pilotaggio, ed i passeggeri, in composto e formale silenzio, ad indossare il giacchetto e la maschera, oppure posizionati in prossimità delle uscite di emergenza, in attesa dello schianto imminente.
Se nelle disposizioni di sicurezza vigesse un minimo di onestà [ed un tocco di sana ironia] si potrebbe leggere: “In caso di guasto, praticare sesso estremo con il vicino di sedia, e trascorrere cosi, gli ultimi ma piacevoli minuti di vita...”
Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 8:11 PM CEST