
Cicchitto e Brunetta dicono che il protocollo di Kyoto è “un attacco alla impresa italiana“.
Forse.
La riduzione dei gas serra chiede il rinnovamento della tecnologia e della logistica con costi insostenibili per le sgangherate imprese nostrane
[ malandate tanto quanto quelle estere, - chiariamo].
Riscaldamento globale e prossimo esaurimento delle risorse naturali (acqua, aria, terra, idrocarburi, metalli, ecc..) provocheranno invece il collasso ambientale. La crisi ecologica genererà la crisi industriale ed il disfacimento
del meccanismo produzione-consumo; in poco, crollate le fondamenta, si assisterà alla fine della società moderna.
Perchè allora non essere sinceri, perchè Brunetta non dice chiaramente che la scelta politica è “perpetuare il sistema tale e quale” in attesa dello schianto?
Le industrie cesseranno la loro produzione in ogni caso, con o senza l’applicazione di Kyoto.
Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 6:30 PM CET