
La speranza è un sentimento negativo, produce un dannoso dispendio di energie vitali.
Come fondamento della cristianità è espressione di debolezza, è sintomo
della incapacità dell’uomo di fare da sé.
La speranza uccide la volontà: pone al di sotto degli eventi e del divenire e mantiene
l’individuo in una condizione di sudditanza, di insufficienza, di lieve ma dilatata sofferenza.
Chi spera manca di forza e non può essere padrone della propria vita: ne è solo spettatore
e schiavo.
Lo straniero di Camus, incarcerato e condannato a morte, dopo giorni di agonia e tormenti,
riesce a vincere il dolore e ritrovare la propria stabilità “liberandosi dalla speranza”;
riconquista se stesso nel momento in cui cessa di attendere la grazia e la salvezza.
La volontà, anche negativa [ nel non volere, nel rifiutare, nel non desiderare], rende
l’ uomo forte, energico, vitale, sano.
Parafrasando maestro Yoda io vi insegno: “Volere o non volere, non esiste sperare!”.
Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 12:31 PM CET