
La sicurezza, questo mantra elettorale, non si ripristina attraverso l’uso delle forze dell’ordine e dell’esercito.
Si vuole forse schierare un militare per ogni cittadino? Impossibile. Oltre che parto delle migliori distopie descritte dalla letteratura.
Fino a venti o trenta anni fa il crimine era minimo non certo perché l’Italia era militarizzata, ne perchè i carabinieri o la polizia lavorassero meglio di oggi.
La società del dopoguerra esercitava quei vincoli comunitari, di paese, di vicinato, di parentela, di classe, che erano freno e prevenzione dei comportamenti dannosi e pericolosi.
Nel bene e nel male, lo “statico e rigido passato”, in cui la vita si risolveva in un contesto dove tutti si conoscevano, imbrigliava il singolo in una densa rete in cui si era costretti a rispondere delle proprie azioni.
Il frenetico rimescolamento umano prodotto dalla globalizzazione ha disgregato la vecchia comunità e con essa le “strutture di controllo” fondate sul riconoscimento interpersonale.
Nella moderna società fluida nessuno conosce nessuno, nessuno è responsabile di nessuno.
Il paese non esiste; il collettivo non esiste; la comunanza di valori e di vissuto non esiste. L’identità dell’altro non esiste.
Chi è il vicino? Chi abita il mio paese? Chi condivide i miei valori?
Chi è l’altro?
Cercare di “ordinare dall’alto“, - reprimendo-, un tale caotico contesto è come prefissarsi di vuotare il mare a bicchierate.
Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 11:55 AM CEST