
Dio non è morto, ha solo mutato di forma.
Il nuovo Dio moderno è il Mercato.
La nostra vita è totalmente determinata
da questa entità immateriale, autoreferenziale
e monolitica che è il Mercato.
Come dice Costanzo Preve, è il “giudizio dei mercati”
che determina l’agenda politica degli stati occidentali,
- la struttura della società stessa muove secondo i voleri
mercantili, aderendo in modo ineluttabile
ad un modello di capitalismo totalitario di stampo anglosassone.
Tragico è poi l’atteggiamento generale
di isteria, di impotenza e fatalismo, che la
collettività assume nei confronti dell’andamento
delle speculazioni finanziarie e della borsa.
Subiamo le fluttuazioni dei mercati finanziari
e della borsa nello stesso modo con cui
il contadino dell’”Ancien Régime” viveva le catastrofi
naturali, con la rassegnazione di chi vede il divenire
nelle mani un Dio intemperante e capriccioso.
La borsa come “cosa in sè”, la borsa come Fato.
Le elites stesse, politiche ed intellettuali, nonostante
qualche grido scomposto, si adeguano a ciò
che il mercato globale esige.
Ma la borsa non è un organismo autopoietico,
non è un Moloch, è creazione dell’uomo.
Il Mercato stesso è fatto da uomini, e come
tale all’uomo dovrebbe rispondere.
Come può una nostra creazione, una struttura
composta a tutti gli effetti da uomini, distruggere
l’uomo stesso?
Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 12:01 PM CET

Che la figura di Steve Jobs sia, tra i molti, assurta a
mito, è la prova provata che viviamo tempi imbecilli.
Ma qualcuno crede davvero che i-phone e i-pad siano sti’
prodigi della storia umana?
A me pare che l’effetto predominante di questi prodotti
sia il rimbecillimento e la frenesia. Nell’uomo di massa ma
anche, e purtroppo, nei lavoratori di intelletto.
Quando affermo questo in università mi si ribatte
che tali tecnologie hanno il pregio di fornire una enorme quantità
di informazione in tempi brevissimi.
Vero.
Ma la produzione intellettuale non ha bisogno di continui ed incessanti flussi di dati e
di ulteriore connessione, necessita invece di stimoli mirati e puntuali.
E poi serve calma, severità, rigore, esercizio e volontà.
L’”eccesso di stimolo” tipico del vissuto quotidiano odierno
non favorisce la creatività: piuttosto distrae e confonde.
Se il fine è l’arte, la filosofia, la scienza, ma anche una
riflessione sensata, pulita e comprensibile, ciò che fa la differenza
non è la potenza del calcolatore, ma quella del cervello.
Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 12:01 AM CEST

La debolezza della società in cui viviamo consta nella distanza dalla base, dalle nostre fondamenta.
La maggior parte degli individui moderni non conosce l’origine del cibo di cui si foraggia.
Pochi sanno uccidere un animale domestico, eppure la carne viene mangiata da tutti.
Tutti gustano vegetali e derivati, ad esempio i farinacei, ma i produttori sono un numero esiguo ed in continua diminuzione. L’individuo medio non conosce nulla della semina o della raccolta del grano o del riso.
Tutti, o almeno quasi, dormono sotto un tetto e giovano quindi dell’utilizzo di una abitazione. Eppure la massa ignora come un edificio, anche il più semplice, sia costruito.
In quanti saprebbero procurarsi acqua potabile per vie diverse dalle moderne condutture idriche? Poche eccezioni.
Nozioni che la popolazione del primo dopoguerra ancora conosceva e che in pochi decenni sono andate perdute.
La lista potrebbe continuare per diversi beni essenziali come il vestiario
o l’esercizio di un artigianato elementare.
Nella moderna società dei servizi il soddisfacimento dei bisogni essenziali è relegato ad alcuni “ingranaggi”.
L’iper-specializzazione portata dalla “progressione tecnica” ha ingenerato paradossali condizioni di vita, per cui l’uomo comune è perfettamente abile nell’operare con un pacchetto Office, ma del tutto incapace di provvedere ai propri bisogni vitali.
Tutto ciò non è solo deprimente, diviene tragico in una epoca di crisi economiche insanabili come la nostra. In caso di collasso, di totale “break-down” del sistema produzione-consumo in cui ci trastulliamo, nessun saprebbe provvedere al proprio sostentamento.
Scritto da Michele Bellingeri in Articoli alle 7:39 PM CEST